Per valorizzare un patrimonio, bisogna raccontarlo
Il Su Nuraxi di Barumini porta con sé il peso silenzioso di tremila anni di storia, patrimonio UNESCO riconosciuto dal mondo intero, testimonianza materiale di una civiltà nuragica che ha costruito nel basalto la propria cosmologia.
La Fondazione che ne custodisce la memoria, un sistema che raccoglie sotto un’unica regia il sito archeologico, il Polo Museale di Casa Zapata, il Centro Giovanni Lilliu e la Scuola di Scavo e Restauro, si trovava però ad affrontare un problema comunicativo reale, quello di possedere qualcosa di straordinario senza gli strumenti visivi e narrativi capaci di farlo percepire come tale a chi non lo conosceva ancora, a chi arrivava per la prima volta in Sardegna cercando un’esperienza che andasse al di là del turismo balneare.
Prima di questo intervento, il sito istituzionale si presentava come un insieme denso di contenuti poco guidato, in cui le informazioni pratiche per la visita si perdevano tra pagine pesanti e percorsi poco intuitivi, mentre l’immagine complessiva della Fondazione restava ancorata a un linguaggio visivo datato e i materiali fotografici e video accumulati negli anni rimanevano frammentati, privi di una regia capace di trasformarli in un racconto unico.
Il progetto ha avuto inizio da una riflessione sull’identità, dalla domanda su cosa significhi comunicare un sito UNESCO in un paesaggio competitivo e sovrasaturo di contenuti digitali, e di conseguenza la risposta è stata un rebranding costruito attorno a tre principi che hanno guidato ogni scelta successiva.
Continuità
Il nuraghe rimane il cuore simbolico del brand, rielaborato in una forma pulita e scalabile.
Prestigio
Palette di colori caldi e istituzionali per superare i vecchi toni neutri.
Accessibilità
Tipografia ad alta leggibilità e regole d'uso chiare per stampa, segnaletica, sito e social.
Precedente logo della fondazione
Precedente home del sito
La ricostruzione del sito ha adottato un’architettura per isole, quattro percorsi narrativi dedicati alla storia del sito, alle informazioni pratiche, alle gallerie fotografiche e agli eventi correlati, mettendo la pianificazione della visita al centro dell’esperienza, con orari, prezzi, regole di accesso e indicazioni su cosa aspettarsi raccolte in pagine leggere e fluide, costruite attorno a componenti ricorrenti come il box di prenotazione, la mappa interattiva, le domande frequenti e le card degli eventi.
Il lavoro sulla struttura dei contenuti e sulla SEO si è accompagnato a una predisposizione multilingue in inglese, francese e tedesco e all’integrazione con i sistemi di biglietteria online, perché un visitatore straniero potesse pianificare e prenotare la propria visita senza alcuna frizione.
La produzione visiva
Il lavoro fotografico ha raccontato ciascuno dei quattro poli del sistema, dagli esterni, gli interni, i dettagli architettonici e i percorsi del Su Nuraxi alla passerella sospesa e alla stratigrafia di Casa Zapata, dagli spazi e dagli allestimenti del Centro Lilliu alle mani degli operatori della Scuola di Restauro al lavoro, accompagnato da scatti dedicati all’accoglienza e all’esperienza di famiglie, gruppi scolastici, turisti e guide.
Due produzioni video hanno completato il racconto, un video istituzionale che presenta l’intero sistema culturale nella sua interezza, e Il respiro di pietra, un video esperienziale che accompagna lo spettatore tra i corridoi e i thòlos del Su Nuraxi, lasciando che la luce radente e il silenzio del luogo parlino con la stessa intensità delle immagini.
Tramite i video abbiamo raccontato
+3.500
Anni di storia
23.000
Metri quadri di archeologia
portando così
+160.000
Visitatori ogni anno
Il risultato è un brand coerente e autorevole, capace di restituire a chi visita il sito per la prima volta la stessa percezione di valore che il Su Nuraxi merita, con informazioni di visita e di biglietteria finalmente chiare e accessibili e con immagini e video in grado di trasformare la curiosità in desiderio di esperienza diretta.
L’effetto più duraturo del progetto si misura però nella governance, perché il manuale di identità e i template realizzati hanno messo la Fondazione nelle condizioni di produrre autonomamente nuovi materiali, locandine, post social, comunicati, riducendo errori e tempi interni e garantendo che la coerenza costruita in questa fase continui a vivere anche nei contenuti che verranno realizzati internamente negli anni a venire.