C’è un’asimmetria curiosa nel modo in cui molte aziende si avvicinano al marketing: si parla molto di creatività, di contenuti, di campagne, di tool e di piattaforme, e si parla molto meno di analisi.
Eppure il marketing analitico, ovvero quella fase del processo in cui si raccolgono, interpretano e traducono in direzione strategica i dati disponibili sul mercato, sui clienti e sull’azienda stessa, è precisamente il lavoro che determina la qualità di tutto ciò che viene dopo.
Il marketing analitico non è semplicemente leggere i dati di Google Analytics o monitorare le metriche dei social media, attività utili ma reattive, nel senso che cercano di capire cosa è successo dopo che è successo.
Nel suo significato più pieno, il marketing analitico riguarda la costruzione di una comprensione sistematica del contesto in cui l’azienda opera, che include la comprensione del comportamento dei clienti, delle dinamiche competitive del mercato, delle tendenze macroeconomiche e di settore che influenzano la domanda, e delle caratteristiche interne dell’azienda stessa, ovvero i suoi punti di forza reali, i suoi limiti strutturali e le opportunità che è realisticamente in grado di cogliere.
Questa comprensione, quando è sufficientemente profonda e accurata, cambia radicalmente la qualità delle decisioni che seguono.
Un’azienda che conosce con precisione il profilo dei propri clienti migliori, che ha mappato il percorso attraverso cui questi clienti arrivano a sceglierla e i fattori che determinano la loro fedeltà nel tempo, può costruire una strategia di marketing molto più precisa ed efficiente di un’azienda che lavora sulla base di intuizioni generali non verificate.
Può allocare il budget in modo più intelligente, costruire messaggi che risuonano perché sono fondati su bisogni reali documentati, scegliere i canali più adatti al comportamento reale del proprio pubblico invece di quelli semplicemente più di moda.
Il paradosso è che il marketing analitico viene spesso percepito come un lusso o come un prerequisito riservato alle grandi aziende con dipartimenti di ricerca dedicati.
In realtà, anche le imprese più piccole dispongono di dati preziosi che non vengono mai sistematizzati e interrogati con la giusta profondità: le conversazioni con i clienti esistenti, i pattern ricorrenti nelle obiezioni dei potenziali acquirenti, i feedback impliciti che arrivano attraverso il comportamento sui canali digitali, le informazioni che si accumulano nel tempo nell’esperienza diretta del team commerciale.
Fare marketing analitico significa, prima di tutto, decidere di prendere questi dati sul serio, dargli una struttura e usarli come base di ogni decisione strategica.
È il lavoro più silenzioso del marketing, quello meno visibile, ma anche quello che più di ogni altro determina se il resto del lavoro sarà efficace oppure no.