Il piano di marketing: perché parte sempre dall’analisi, non dal budget

Uno degli errori più ricorrenti che si commette quando si decide di investire nel marketing è quello di iniziare dalla fine, ovvero dal quanto si è disposti a spendere e in quale canale farlo, senza che a monte di questa decisione esista un’analisi sufficientemente solida da giustificarla.

Il budget diventa così il punto di partenza invece di essere la conseguenza di un ragionamento strategico, e il piano di marketing che ne risulta assomiglia più a un elenco di azioni da fare che a una mappa coerente verso un obiettivo definito.

Un piano di marketing che funziona davvero ha una struttura che segue una logica precisa e non reversibile: si parte sempre dalla comprensione del contesto, ovvero dell’ambiente in cui l’azienda opera, dei competitor che già presidiano quel mercato, dei bisogni che il pubblico di riferimento esprime e di quelli che non sa ancora di avere.

Solo dopo questa analisi è possibile definire il posizionamento, cioè rispondere alla domanda fondamentale su quale spazio l’azienda vuole occupare nella percezione del mercato e perché questo spazio le appartiene più che ad altri.

E soltanto dopo aver risposto a questa domanda ha senso parlare di obiettivi, di canali, di messaggi, di budget.

Questa sequenza non è una formalità accademica, è il motivo per cui alcune campagne producono risultati straordinari con budget modesti e altre disperdono risorse ingenti senza costruire nulla di duraturo.

La differenza tra le due situazioni non sta quasi mai nella qualità esecutiva del lavoro, ma nel grado di chiarezza strategica che c’era a monte prima che il lavoro iniziasse.

Un’azienda che conosce con precisione il proprio pubblico, che sa cosa lo muove all’acquisto, che ha identificato il proprio vantaggio differenziale rispetto ai concorrenti, può costruire un piano di marketing relativamente semplice che centra ogni azione con efficacia.

Un’azienda che salta questa fase e passa direttamente all’esecuzione si troverà invece a produrre tanto, spendere abbastanza, e raccogliere poco.

Un buon piano di marketing, nella pratica, è un documento vivo che tiene insieme almeno quattro livelli distinti di ragionamento:

  1. l’analisi del contesto esterno e interno;
  2. la definizione del posizionamento, della proposta di valore;
  3. la traduzione di quella proposta in messaggi coerenti per ciascun segmento di pubblico e ciascun canale;
  4. e infine la pianificazione operativa con tempi, responsabilità e indicatori di risultato.

Ogni livello dipende da quello precedente, e saltarne uno crea una frattura nella logica dell’intero sistema, che si manifesta poi in modo molto concreto quando i numeri non tornano.

Il piano di marketing è, in sintesi, lo strumento con cui un’azienda smette di improvvisare e inizia a muoversi con intenzione.

Non è un documento che si produce una volta e si mette in un cassetto, ma è la traduzione scritta di un modo di pensare che dovrebbe guidare ogni decisione operativa nel corso dell’anno, aggiornandosi man mano che il mercato cambia e i dati raccolti offrono nuovi spunti di interpretazione.

Se la tua azienda non ha ancora un piano di marketing formalizzato, il primo passo non è chiamare un’agenzia e chiedere un preventivo.

Fermati e mettiti a rispondere alle domande che ogni buon piano comincerebbe a porti.

Grazie!

Abbiamo ricevuto correttamente la tua richiesta.

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